mercoledì 20 novembre 2013

scusate : anche a voi appaiono sintomi di cambiamento climatico in atto?

A febbraio di quest'anno Jeremy Rifkin ha lanciato un sentito allarme, secondo il quale gli esperti confermavano in peggio le previsioni sul riscaldamento globale. Il discioglimento dei ghiacciai artici potrebbe avvenire già nei prossimi 20 anni, portando ai famosi 3 gradi centigradi medi in più - una quantità già di per se' sconvolgente e dai risvolti imprevedibili, seppure ottimistica! - praticamente in tempo reale e non in un momento imprecisato del prossimo secolo.




Il motivo per il quale ognuno dei report dell' IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) peggiora sensibilmente nelle previsioni rispetto al precedente (2001, 2007, 2013) è che si sono inizialmente sottovalutati i cosiddetti effetti di feedback loop : i fenomeni naturali scatenati dal riscaldamento globale non fanno altro che accelerarne il processo di crescita.

Il divulgatore americano sottolineava anche come una tale notizia, seppure clamorosa, non avesse trovato nei giornali statunitensi più spazio di un semplice quadratino di qualche centimetro quadrato.

"Stiamo letteralmente dormendo..." ripete più volte Rifkin nell' intervista.

Non si può fare a meno di ripensare a queste previsioni nelle ultime settimane. Almeno, chi ha una coscienza e un pensiero critico non può ignorare l'incredibile successione di eventi naturali che si manifestano con una frequenza sempre più fitta e risultati drammatici.

In pochissimi giorni abbiamo assistito al tifone Haiyan nelle Filippine con migliaia di morti, agli oltre 80 tornado nel Midwest degli USA, e infine in casa nostra al terribile nubifragio che si è abbattuto sulla regione nord orientale della Sardegna.

Le prime pagine dei giornali sono state riempite con fiumi di parole riguardanti ognuno di questi eventi. 
...Si poteva prevedere? 
...Qualcuno ha responsabilità? 
...Come si metterà in moto la macchina della solidarietà?
"Fatalità" "Eventi incontrollabili" "Pura casualità" "La forza incontrollabile della natura" ... Tantissime parole. 

Ma allo stesso tempo un silenzio assordante

Nemmeno una voce autorevole, un mezzo di divulgazione di massa, che abbia avuto il coraggio di chiamare gli eventi con il loro nome. Cioè la logica conseguenza tangibile dei cambiamenti climatici in atto.
Nessun dibattito nemmeno di fronte all'evidenza più sfacciata.

We are asleep. Almeno su questo ha ragione Jeremy Rifkin.



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lunedì 28 ottobre 2013

Intervista ad Andrea Fontana. "ENEL Black Power: chi tocca muore"

                         
Navigando per il web ci siamo imbattuti in un'inchiesta dal titolo intrigante, sebbene    polemico,  arrivata al momento giusto, e cioè proprio a ridosso della messa in atto da parte del governo di    una serie di misure che andavano a spegnere gli incentivi al fotovoltaico nel nostro paese.
"ENEL Black Power : chi tocca muore" è un libro che ha il merito di essere breve ma denso. Una sorta di bignami per chi abbia voglia di aprirsi un varco attraverso la sistematica disinformazione a cui siamo sottoposti in Italia  nei mezzi tradizionali di divulgazione delle notizie.

Ci è venuto spontaneo conoscere l'autore, e scambiare con lui alcune impressioni sui temi trattati nel libro e
su ciò che il futuro riserva al nostro paese in termini di rinnovabili.

Andrea Fontana complimenti per la sua inchiesta. Quali sono stati gli aspetti più significativi che emergono dal suo libro, per chi dovesse avere solo un minuto di tempo per farsene un'idea?
"La mancanza di una politica energetica nazionale, le informazioni distorte offerte all'opinione pubblica, lo scandalo del CIP6 che ha finanziato i grandi inquinatori con i soldi chiesti ai cittadini per promuovere lo sviluppo delle fonti rinnovabili, ma anche lo straordinario risultato di oltre 500.000 impianti fotovoltaici installati in pochi anni. L'inizio di una rivoluzione energetica che potrebbe risollevare le sorti di un Paese malgovernato. Basterebbe non ostacolare piccoli imprenditori dotati di grande volontà e valorizzare anche in questo campo ricercatori ed eccellenze che non mancano. Invece siamo in balia dei poteri costituiti e dei colossi energetici di casa nostra che hanno sempre tenuto in mano il pallino, sia durante il periodo degli incentivi sia dopo. Nel libro, per esempio, si denuncia il sospetto che le bozze dell'ultimo Conto Energia non provenissero dal ministero, ma da dipendenti Enel. Un fatto gravissimo, passato sotto silenzio. Come se non bastasse, l'Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas (AEEG) è guidata da personaggi con importanti trascorsi professionali nell'ex azienda monopolista.”

Non ha avuto problemi nel chiamare in causa così direttamente un colosso come ENEL?
"Quando nel 2011 ho capito che in Italia si stava cercando di ostacolare in modo subdolo l'avanzata delle risorse rinnovabili, mi sono chiesto chi fossero i responsabili. Tutti rispondevano: i poteri forti, che non significa niente. Ho voluto dargli un nome. Ho scelto Enel perché è una delle aziende più coinvolte e quella che cerca di mascherare dietro la facciata di Enel Green Power, che opera prevalentemente all'estero, una produzione altamente inquinante con vecchie centrali a carbone. Certamente non è l'unica. La lobby dei fossili è molto più ampia e vanta appoggi importanti bipartisan. Credo, e mi auguro di non sbagliare, che si stia parlando di dinosauri destinati all'estinzione, sia sul fronte energetico, sia su quello politico. La strada è segnata, ma sarà ancora lunga, anche da un punto di vista culturale. Le faccio un esempio: nel libro ho voluto mettere in evidenza anche aspetti positivi e parlare dell'evoluzione tecnologica in corso. Mi sarebbe piaciuto capire di più sugli accumuli, soprattutto sulle batterie al sale di FIAMM e sulle reali possibilità di integrazione con i sistemi fotovoltaici. I responsabili dell'azienda vicentina, quando hanno saputo il titolo dell'inchiesta si sono rifiutati di parlarmi perché Enel è uno dei loro clienti più importanti.”

E' passato un po' di tempo dall'uscita della sua inchiesta, eppure già all'interno si accennava al problema dei SEU e dell'attesa di chiarimenti da parte dell'AEEG. E' ancora questo il nodo principale per liberare per sempre il fotovoltaico dagli incentivi o sono emersi nuovi temi caldi nel frattempo?
“Gli incentivi, fortunatamente, non ci sono più. Le detrazioni fiscali vanno lette in un'altra ottica, servono per dare un po' di ossigeno a un'economia asfittica. Una normativa chiara, seria e non penalizzante dei SEU e dei RIU permetterebbe di dare nuovo slancio al settore e avviare realmente un nuovo paradigma energetico basato sulla generazione distribuita, senza incentivi in bolletta e senza incidere sulle casse dello Stato. Chiaramente la liberalizzazione dei Sistemi Efficienti d'Utenza e delle Reti Interne d'Utenza renderebbe più veloce l'estinzione dei dinosauri e da qui, temo, nascono i tentennamenti dell'Authority. Anche i sistemi d'accumulo potranno dare un importante contributo, ma penso ci sia bisogno ancora di parecchia ricerca e di contributi economici importanti.”


Due parole su un paio di argomenti che non sono toccati nel libro ma che rivestono oggi temi di interesse per gli addetti ai lavori: il cosiddetto Mercato Secondario e le Manutenzioni.
“Se per mercato secondario intende l'acquisto e la gestione di impianti già realizzati e incentivati sono d'accordo. Soprattutto a fine 2010, grazie al decreto Salva Alcoa, sono stati realizzati frettolosamente molti impianti che potrebbero rendere molto di più con pochi interventi e la sostituzione di qualche componente scadente. Una corretta manutenzione, poi, è fondamentale e si ripaga da sola. Basta lavare i pannelli due volte all'anno per avere incrementi di produzione nell'ordine di qualche punto percentuale. L'aspetto più importante, però, secondo me  è un altro. Infiltrazioni malavitose e mafiose nel settore ce ne sono state, così come molte irregolarità. Campi fotovoltaici da svariati MW intestati a società differenti, ma riconducibili alla medesima proprietà. Questi impianti potrebbero essere confiscati, dati in gestione a società pubbliche, con l'obbligo di reinvestire nella ricerca il 50% degli incentivi che intascheranno ogni anno.”

Merita una nota certamente il capitolo dedicato a Marino Piasentà e alla sua invenzione che porta i rendimenti delle pompe di calore a valori mai raggiunti prima. Quali sono le sue impressioni su questa realtà?  
“Mi stupisco che se ne parli così poco. Quando sottolineavo di esempi positivi mi riferivo soprattutto al sistema eliotermico FEE brevettato da Piasentà e al velivolo SolarImpulse. L'aereo che vola giorno e notte alimentato esclusivamente da energia solare è sicuramente più spettacolare e aprirà nuovi orizzonti anche nel campo della mobilità sostenibile, ma l'impianto ideato da Marino, in grado di assicurare riscaldamento, raffrescamento e acqua calda sanitaria a costi irrisori e senza alcuna combustione, è una realtà che può modificare da subito i nostri impatti ambientali e rilanciare il Made in Italy nel mondo. Ho già detto in altre occasioni che candiderei Marino Piasentà al Nobel perché sono convinto che la vera innovazione arrivi da chi è capace di portare sul mercato, con le tecnologie esistenti, qualcosa che contribuisca realmente a tutelare l’ambiente, a spendere meno, a migliorare la qualità della vita.”


L’inchiesta si chiude con alcune posizioni legate al piano energetico da parte di esponenti politici come il PD ed il M5S. Cosa ha visto nel panorama politico attuale che va incontro o smentisce le idee con cui si è confrontato durante le sue interviste.
"L'unica novità è rappresentata dall'ingresso massiccio del M5S in Parlamento. Apparentemente stanno incidendo poco, ma credo sia presto per esprimere un giudizio definitivo e bisogna tenere conto che anche i media tradizionali sono dinosauri legati a doppio filo alle lobby dei fossili e alla vecchia politica. Nessuno dice per esempio che Enrico Letta e Matteo Renzi fanno entrambi parte di Vedrò, il think-tank bipartisan voluto dall'attuale presidente del consiglio, che ha come sponsor principale Enel. La conseguenza è che sui mezzi d'informazione mainstream il fotovoltaico è quasi accusato di aver generato la crisi economica, proprio quando la questione politica più importante sul tappeto sarebbe quella di scegliere, come ha recentemente sottolineato il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini, se fermare il cambiamento in atto, perchè sta mettendo in crisi i grandi gruppi energetici e di conseguenza il sistema bancario e di potere, o portare fino in fondo una sfida radicalmente diversa, basata sul concetto di generazione energetica distribuita e quindi incontrollabile per alcuni. 
Ne approfitto per sottolineare un’iniziativa di Davide Crippa, ingegnere eletto per il M5S che nell’audizione del 10 ottobre sulla Strategia Energetica Nazionale ha sollevato una questione sui contatori digitali di Enel: il governo italiano non ha mai stabilito come debbano avvenire i controlli di routine previsti dalla legge sui contatori dell’energia elettrica; di fatto i cosiddetti contatori “intelligenti” sono apparecchi non omologati scrupolosamente, mai verificati da un ente terzo incaricato dallo Stato, certificati solo su base volontaria dall’ “IMQ” (Istituto Italiano del Marchio di Qualità), spesso marchiati con un “CE” identico nella grafica al marchio “China Export” che solleva più di un dubbio sulla loro conformità alla legislazione europea.
Il Ministero per lo Sviluppo Economico ha dovuto ammettere che regna una certa anarchia in proposito perché la legislazione è lacunosa. 
Trovo sconcertante apprendere che non esista alcuna garanzia sulla correttezza delle letture di 32 milioni di contatori che dovrebbero rappresentare il fiore all’occhiello del settore e potrebbero essere utilissimi nel passaggio verso le smart-grid."

Ringraziamo Andrea Fontana per la disponibilità. Per chi fosse interessato ad approfondire i temi legati all'inchiesta suggeriamo questo link : www.solarimpulse.it 
In effetti gli argomenti affrontati fanno addirittura supporre che tra poco possa uscire anche un secondo volume dell'inchiesta: ci troviamo in un momento cruciale ed interessantissimo per ciò che riguarda la nostra politica energetica, e quindi il nostro futuro.

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mercoledì 23 ottobre 2013

Scaroni e le rinnovabili: un ossimoro sempre di moda?

E' stato interessante ascoltare la presentazione di Scaroni alla cerimonia del rinnovo quinquennale di partnership strategica  tra ENI e MIT di Boston, per la ricerca di tecnologie fotovoltaiche non dipendenti dal silicio e sviluppabili su polimeri flessibili.
In buona sintesi il senso era : siamo partiti in questa sfida giusto per "pulirci la coscienza" - lui ha usato le parole "per salvarmi l'anima" - ma visti i risultati incoraggianti manterremo i nostri sforzi. Secondo Scaroni tale impegno è necessario perché la tecnologia fotovoltaica attuale non è efficiente, è eccessivamente sovvenzionata, non dispone di sistemi di accumulo validi e infine dipende dal silicio, il quale a sua volta non sarà disponibile per sempre.

Raramente l'Amministratore Delegato di ENI ha perso occasione per dire la sua sulle rinnovabili ed in particolare sul fotovoltaico, e non sono mai state parole dolci. Come quella volta che esordì in Confindustria Energia dicendo che era stato "da ubriachi investire nelle rinnovabili".

Tuttavia il problema spesso non è negli argomenti del massimo dirigente, quanto nella rilevanza che questi trovano all'interno della stampa e dei nostri telegiornali.


Come se ci si potesse aspettare qualcosa di diverso, o comunque come se l'opinione di Scaroni potesse avere un valore credibile nel dibattito energetico riguardo la sostenibilità.

Nel sito web di ENI la Mission è inequivocabile :
" Siamo un'azienda integrata nell'energia, impegnata a crescere in attività di ricerca, produzione, trasporto, trasformazione e commercializzazione di petrolio e gas naturale. Tutti gli uomini e donne di ENI hanno una passione per le sfide, il miglioramento continuo, l'eccellenza e attribuiscono un valore fondamentale alla persona, all'ambiente e all'integrità. " 
In altre parole - se servisse ricordarlo visto che l'acronimo che da il nome all'azienda significa Ente Nazionale Idrocarburi - la ragione di esistenza di ENI è nel petrolio e nel gas. Punto.
Anche quando si parla di attenzione all'ambiente, ciò va inteso come attenzione contestuale ai processi legati comunque alle combustioni o per le efficienze di processo. Non si intende certo  l'abbandono degli idrocarburi in favore dell'utilizzo di fonti d'energia primaria rinnovabili.

La più grande azienda italiana, un gruppo di oltre 70 mila dipendenti nel mondo, con una tradizione prestigiosissima e caratterizzato da molte eccellenze, si basa su risorse che presto finiranno. Appartiene mentalmente al passato, non  - ancora - per decisioni di mercato ma per forze di causa maggiore. Gli idrocarburi sono "finiti" per definizione. Le combustioni, per quanto pilastro attuale del nostro paradigma energetico, sono una via insostenibile per lo sviluppo armonico e futuro del nostro pianeta. Sono state un flash, un abbaglio caratteristico della nostra epoca, e non una soluzione definitiva reale ed immutabile alla necessità di energia.

Il rammarico più grande, almeno nostro personale, è quello di percepire le attenzioni alle rinnovabili di questi grandi gruppi legati agli idrocarburi più come azioni di marketing e che ne legittimino una sorta di partecipazione al dibattito pubblico, piuttosto che atti strategici legati a convinzioni reali. Con una mano si porta un ipotetico appoggio al mondo green mentre con l'altra non si perde occasione per delegittimarlo o quanto meno relegarlo a qualcosa che "forse" sarà pronto in un futuro molto indefinito.

E' molto più semplice pensare che il duro colpo assestato proprio dalle rinnovabili, e dal fotovoltaico in particolare, ai guadagni delle utility del gas durante le ore di punta in Europa abbia svegliato il can che dorme, un cane a sei zampe in questo caso, costringendolo da un lato a una campagna di comunicazione eco-friendly ma dall'altro ad attaccare senza esclusione di colpi chi oggi rappresenta una minaccia a ciò che preoccupa più di tutto un Amministratore Delegato, e cioè i profitti della sua azienda.

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lunedì 21 ottobre 2013

Elettricità fotovoltaica anche senza il sole grazie all'accumulo con motore a vapore.

Adesso che il fotovoltaico ha raggiunto prezzi talmente bassi da poter essere scelto da alcuni utenti e in diverse parti del mondo come fonte energetica senza l'aiuto di incentivi statali, l'intero settore ha già fissato l'asticella di un'ulteriore tacca : la nuova sfida è aumentare il numero di tali utenti grazie a sistemi di accumulo che rendano possibile l'utilizzo di KWh fotovoltaici indipendentemente dalla variabilità della produzione (caratteristica comune a tutte le fonti rinnovabili).

Gli accumulatori tradizionali di elettricità (chimici) si sono da subito dimostrati costosi rispetto all'obiettivo. C'è da dire che il termine "costoso" è sempre relativo, soprattutto quando si parla di energie rinnovabili ma ancora di più quando il tipo di utenza, la sua curva tipica di consumo, e i costi in bolletta sono molto variabili da consumatore a consumatore.
Ad oggi le soluzioni di accumulo tradizionale, che in ogni caso esistono ed hanno un loro mercato, sono per lo più dedicate al segmento residenziale e ad impianti di piccola taglia. 

Qualcuno avrà già sentito che in certe ore del giorno, d'estate, la produzione da fotovoltaico in Italia è talmente alta da essere quasi del tutto sufficiente a soddisfare la domanda e anzi a volte supera anche la curva di consumo delle utenze. Per questo motivo è già successo che l'energia in eccesso fosse accumulata per essere riutilizzata tramite il pompaggio di acqua verso le dighe delle centrali idroelettriche creando un circolo virtuoso.

E' su questo principio che qualcuno ha iniziato a pensare ad altre forme, magari su scala ridotta, che di fatto potessero utilizzare l'energia fotovoltaica in eccesso per accumularla in fonte di successivo lavoro in modo più semplice ed economico dei sistemi "a pila".

Un ingegnere della Terrajoule in fase di collaudo
Da qualche tempo ha meritato l'attenzione degli esperti del settore un'invenzione per metà australiana e per metà californiana, che torna ad utilizzare un mezzo antico e semplice per creare lavoro : il vapore. In questo caso infatti non si parla di turbine a vapore (tipiche delle centrali termoelettriche) ma di un semplice motore a vapore sulla falsa riga di quelli che azionavano le prime macchine.

Un salto nel tempo dunque, ma molto affascinante.
L'idea è di produrre e stoccare vapore surriscaldato a 100 Psi per mezzo di pannelli fotovoltaici a concentrazione, per poi sfruttare il vapore stesso all'interno di un motore che possa restituire elettricità per 24 ore al giorno. E' come avere un'unità di genset a gasolio, ma ecologica ed economica. 

Gli inventori (australiani trasferitisi in California) dichiarano di poter stoccare elettricità al prezzo di 60 US$ per KW, che è veramente una piccola frazione del prezzo di mercato di uno stoccaggio classico.
La versione standard (prototipo) prevede una potenza di picco di 300 KW e una potenza disponibile di 100 KW costante per l'intera giornata: è dedicata per il momento al mercato di nicchia delle aziende agricole californiane che consumano (le più grandi) milioni di KWh all'anno per pompare l'acqua di pozzo nei circuiti di irrigazione.
I progettisti dichiarano un LCOE inferiore ai 10 cent$/KWh e un payback tipico dell'investimento in 5 anni.

L'azienda che detiene il brevetto di questa invenzione si chiama Terrajoule ed è una start-up che si sta preparando a raccogliere un primo round di finanziamenti per una cifra di circa 7 milioni di dollari.


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