mercoledì 23 ottobre 2013

Scaroni e le rinnovabili: un ossimoro sempre di moda?

E' stato interessante ascoltare la presentazione di Scaroni alla cerimonia del rinnovo quinquennale di partnership strategica  tra ENI e MIT di Boston, per la ricerca di tecnologie fotovoltaiche non dipendenti dal silicio e sviluppabili su polimeri flessibili.
In buona sintesi il senso era : siamo partiti in questa sfida giusto per "pulirci la coscienza" - lui ha usato le parole "per salvarmi l'anima" - ma visti i risultati incoraggianti manterremo i nostri sforzi. Secondo Scaroni tale impegno è necessario perché la tecnologia fotovoltaica attuale non è efficiente, è eccessivamente sovvenzionata, non dispone di sistemi di accumulo validi e infine dipende dal silicio, il quale a sua volta non sarà disponibile per sempre.

Raramente l'Amministratore Delegato di ENI ha perso occasione per dire la sua sulle rinnovabili ed in particolare sul fotovoltaico, e non sono mai state parole dolci. Come quella volta che esordì in Confindustria Energia dicendo che era stato "da ubriachi investire nelle rinnovabili".

Tuttavia il problema spesso non è negli argomenti del massimo dirigente, quanto nella rilevanza che questi trovano all'interno della stampa e dei nostri telegiornali.


Come se ci si potesse aspettare qualcosa di diverso, o comunque come se l'opinione di Scaroni potesse avere un valore credibile nel dibattito energetico riguardo la sostenibilità.

Nel sito web di ENI la Mission è inequivocabile :
" Siamo un'azienda integrata nell'energia, impegnata a crescere in attività di ricerca, produzione, trasporto, trasformazione e commercializzazione di petrolio e gas naturale. Tutti gli uomini e donne di ENI hanno una passione per le sfide, il miglioramento continuo, l'eccellenza e attribuiscono un valore fondamentale alla persona, all'ambiente e all'integrità. " 
In altre parole - se servisse ricordarlo visto che l'acronimo che da il nome all'azienda significa Ente Nazionale Idrocarburi - la ragione di esistenza di ENI è nel petrolio e nel gas. Punto.
Anche quando si parla di attenzione all'ambiente, ciò va inteso come attenzione contestuale ai processi legati comunque alle combustioni o per le efficienze di processo. Non si intende certo  l'abbandono degli idrocarburi in favore dell'utilizzo di fonti d'energia primaria rinnovabili.

La più grande azienda italiana, un gruppo di oltre 70 mila dipendenti nel mondo, con una tradizione prestigiosissima e caratterizzato da molte eccellenze, si basa su risorse che presto finiranno. Appartiene mentalmente al passato, non  - ancora - per decisioni di mercato ma per forze di causa maggiore. Gli idrocarburi sono "finiti" per definizione. Le combustioni, per quanto pilastro attuale del nostro paradigma energetico, sono una via insostenibile per lo sviluppo armonico e futuro del nostro pianeta. Sono state un flash, un abbaglio caratteristico della nostra epoca, e non una soluzione definitiva reale ed immutabile alla necessità di energia.

Il rammarico più grande, almeno nostro personale, è quello di percepire le attenzioni alle rinnovabili di questi grandi gruppi legati agli idrocarburi più come azioni di marketing e che ne legittimino una sorta di partecipazione al dibattito pubblico, piuttosto che atti strategici legati a convinzioni reali. Con una mano si porta un ipotetico appoggio al mondo green mentre con l'altra non si perde occasione per delegittimarlo o quanto meno relegarlo a qualcosa che "forse" sarà pronto in un futuro molto indefinito.

E' molto più semplice pensare che il duro colpo assestato proprio dalle rinnovabili, e dal fotovoltaico in particolare, ai guadagni delle utility del gas durante le ore di punta in Europa abbia svegliato il can che dorme, un cane a sei zampe in questo caso, costringendolo da un lato a una campagna di comunicazione eco-friendly ma dall'altro ad attaccare senza esclusione di colpi chi oggi rappresenta una minaccia a ciò che preoccupa più di tutto un Amministratore Delegato, e cioè i profitti della sua azienda.

copyright-Lux Energia


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